Il segno di croce

Il segno di croce

Appena dentro gli ingressi delle chiese c’è un recipiente di varia forma e fattura che contiene dell’acqua. Tutti noi siamo stati abituati fin da piccoli ad intingere la mano in quell’acqua e a farci il segno di croce con relative parole. Perché?
Per ricordarci che siamo stati battezzati e che il Battesimo ha impiantato sulla nostra vita umana la vita stessa di Dio che è comunità unica e indivisibile del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
L’acqua è fonte di vita: con questo segno a forma di croce sul mio corpo, toccando fronte, petto e spalle, voglio dunque ricordare che sono una creatura nuova in tutto me stesso: nella mente (fronte: nuovo modo di pensare), nel cuore (petto: nuovo modo di amare) e nella vita (spalle: nuovo modo di vivere).
L’acqua purifica: con questo gesto intendo quindi liberarmi dai peccati, grandi o piccoli, che per tutti sono compagni quotidiani, per essere degno di entrare nel luogo santo o meglio nel luogo del Santo (Dio).
L’acqua disseta: con questo gesto accolgo l’invito di Gesù che ha detto: “Chi ha sete venga a me e beva e l’acqua che io darò è per la vita eterna” e allora chiedo a Lui di saziare questa sete di cose vere e durature che ho sempre nella mente,
e il luogo privilegiato nel quale posso soddisfare questi bisogni è proprio la Chiesa dove Dio mi si offre come Parola di verità e cibo di vita eterna.
Forse, anzi senza forse, è doveroso rivedere e ripensare questo gesto ridotto talvolta a scacciamosche.