L’ingresso del sacerdote

L’ingresso del sacerdote

Nelle solennità, il sacerdote fa l’ingresso attraversando la navata della Chiesa: è forse per mettersi in mostra o per allungare il percorso?
E’, invece, un’azione dal simbolismo molto bello: è Cristo che entra in mezzo al suo popolo per parlargli e fare convivio con i suoi. Il sacerdote, proprio perché ordinato, incarna (seppur indegnamente) nelle funzioni liturgiche, Cristo stesso, lo sposo della Chiesa, il Pastore, il Sacerdote.
I suoi allora si alzano in piedi e prorompono in un canto solenne che accompagna l’incedere di colui che è venuto per radunare in assemblea il suo popolo e per offrirgli gratuitamente i doni della salvezza.
E’ un procedere solenne e maestoso perché richiama il re vittorioso sul peccato e sulla morte che viene anche in quell’oggi a celebrare la sua vittoria per donarla al suo popolo che lo acclama gioioso e festante.
Questo ingresso solenne ha quindi lo scopo di introdurci e di prepararci alla celebrazione del più grande avvenimento della storia universale.
Quando assistiamo al passaggio del un corteo di una persona importante, quando attendiamo il passaggio del Papa, dietro le transenne, appena li scorgiamo si prorompe tutti in grida di giubilo. Perché invece i cuori rimangono così freddi e distaccati in questo atto liturgico?
Non è forse celebrare il passaggio di Gesù, accogliere trionfalmente il re dei re che ha sottomesso ai suoi piedi tutti i suoi nemici e che ci ha associati alla sua vittoria?